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RUMOURS

aprile 27, 2010

Le prime Avanguardie novecentesche, conosciute principalmente per il sovvertimento dei canoni tradizionali e delle tecniche artistiche, per la provocazione e la rottura con l’arte precedente, si distinsero anche per sperimentazioni incredibili nell’ambito musicale. Incredibili soprattutto per chi si diletta attualmente nell’ascolto o produzione di generi musicali come l’industrial, il noise, la power electronics. Sì, perché quello che ancora oggi è un tipo di musica non capito dai più e considerato un’estremizzazione della sperimentazione musicale e spesso, per chi non ne capisce il valore artistico, considerato una provocazione fine a sé stessa, ecco, tutto ciò, così odierno e contemporaneo, non lo è affatto. Perché le origini di questa musica arrivano addirittura dagli inizi del novecento e da quelle prime sperimentazioni di futuristi e dadaisti, davvero estreme per i tempi. E infatti non stupisce che proprio nel suo manifesto, un pilastro della musica noise giapponese come Merzbow (Masami Akita), “teorico”, se così si può definire, e guru del japanoise, citi come origini del suo rumore proprio quelle prime sperimentazioni e si autodefinisca un dadaista, elemento ripreso anche nella scelta del suo nome, che deriva dai Merzbau di Schwitters. E le sue dichiarazioni sulla poetica japanoise ricordano molto il manifesto dada di Tristan Tzara, in cui, di fronte ai tanti che si interrogano sul significato che quel tipo di espressione artistica può avere, Merzbow, come Tzara, affermano che non c’è nessun senso in tutto ciò. Il rumore prodotto da Merzbow è fine a se stesso, così come poteva esserlo il poema “Karawane”, di Hugo Ball (1916) composto con parole “senza senso”. E quindi se è vero che il dadaismo, come anche il futurismo, erano più che correnti artistiche, dei veri e proprio modi di pensare e di vivere l’arte, allora si possono trovare dei nuovi e veri dadaisti in questi personaggi. E non stupisce infatti che proprio nel japanoise, come al Cabaret Voltaire, l’espressione artistica più importante rimanga la performance. Così come non stupisce che uno dei primi e più importanti gruppi dell’industrial prenda il suo nome proprio da quel luogo, fulcro e centro nevralgico di arte e provocazione: il Cabaret Voltaire, appunto.
Ma, cosa ancor più sorprendente, è ritrovare queste similitudini non solo nell’ambito teorico, ma anche in quello pratico. Sì, perché la musica industriale e il noise, che sembrano tanto legate all’odierna tecnologia, non sono figlie delle distorsioni e dei campionatori, ma di un modo di intendere la musica che era lo stesso dei grandi maestri del futurismo e del dadaismo. E non stupisce infatti che l’ascolto dei primi “intonarumori” di Russolo porti alla mente neoavanguardisti, a questo punto potremmo definirli così, come i Throbbing Gristle, il cui leader Genesis P. Orridge non manca di citare tra le sue influenze proprio i dadaisti come Tristan Tzara, o gli Einsturzende Neubauten, che infatti citano i fratelli Russolo nel video di Blume (http://www.youtube.com/watch?v=SV3R5vdxnMk).
Ma andiamo con ordine. Dadaismo e futurismo furono le principali Avanguardie che si occuparono di un nuovo modo di intendere la musica. I dadaisti portarono avanti l’idea di una musica-rumore, con lo stesso stile con cui creavano oggetti semplicemente trovandoli e poesie ritagliando lettere e parole per poi ricomporle a caso. Dissacrare e rinnovare, stupire e provocare.
Tuttavia fu la musica futurista quella che segnò maggiormente i tempi.
Essa nasce per opera di artisti stanchi degli insegnamenti accademici dei conservatori.
Francesco Pratella è il primo musicista che tenta di rinnovare radicalmente il linguaggio musicale tradizionale. Le teorie appaiono in due manifesti entrambi datati addirittura 1911: il “Manifesto dei musicisti futuristi” e “La musica futurista-Manifesto tecnico”.
“Disertate i conservatori, i licei e le accademie, e determinatene la chiusura; si vorrà  certamente provvedere alle necessità  dell’esperienza, col dare agli studi musicali un carattere di libertà  assoluta”.
Un inno alla libertà  del musicista e dell’artista. Nonostante i componimenti di Pratella rimangano legati ad un linguaggio musicale tradizionale, in particolare alla musica popolare, è in questo spirito che si ritrovano le radici di un pensiero ancora vivente. E infatti il carattere di rottura del suo pensiero sfociò all’epoca addirittura in risse tra il pubblico e i futuristi.
Colui che però maggiormente rivoluzionò il linguaggio musicale fu il pittore Luigi Russolo, che nel 1913 pubblica “L’arte dei rumori”, in cui, per la prima volta, compare l’idea che la musica non debba essere composta da suoni armonici, bensì dai rumori della quotidianità , mescolati assieme casualmente e disordinatamente, come in un’improvvisazione. Anziché le note, compaiono simulazioni di ululati, rombi, gorgoglii, ronzii, sibili. E se per fare tutto questo ora non serve altro che un software per il nostro PC, all’epoca la cosa era un po’ più complessa. E infatti Russolo si ingegnò nell’inventare i primi strumenti capaci di intonare i rumori (intonarumori, 1913) e di distorcere e amplificare tali suoni (il rumorarmonio, 1922).
L’intonarumori era composto di scatole voluminose nelle quali veniva prodotto il rumore girando una manovella: a seconda della velocità  con cui si girava, si incrementava o diminuiva l’intensità  del rumore. Il rumore a sua volta veniva intonato attraverso una leva che tendeva una membrana e amplificato da una tromba acustica simile a quella dei vecchi grammofoni.
Questa riproduzione dei rumori portò ad una loro classificazione: Russolo arrivo’ a costruire una ventina di diversi intonarumori divisi in: gorgogliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori, ronzatori, stropicciatori, sibilatori, scrosciatori. Anche la scrittura della musica venne modificata per meglio adattarsi al suo nuovo linguaggio: anziché punti che indicano note, righe continue, che rappresentano, nell’alzarsi e nell’abbassarsi, l’emissione del rumore.
Il ruomorarmonio, costruito successivamente, permetteva invece, attraverso una tastiera e due pedali, di regolare intonazione, intensità  e scelta del rumore.
Le sue performance più famose:

  1. Poema sinfonico “Inno alla vita”, eseguito il 9 Marzo 1913 a Roma, musiche di Pratella
  2. “Risveglio di una città “, musiche di Russolo, 1914
  3. “Balli plastici”, marionette geometriche create da Depero che si animano seguendo il ritmo delle musiche di Casella, Malipiero e Lord Berners.
  4. “L’aviatore Dro”, musica di Pratella, prodotta da una motocicletta e da una sirena che emettono assordanti rumori.
  5. “Si pranza sulla terrazza di Kursal”
  6. “Convegno di automobili ed aeroplani”

Musica Futurista Le sue performance provocarono forti reazioni nel pubblico, al punto che dopo il “Convegno di automobili ed aeroplani” fra gli spettatori e i futuristi scoppiarono violenti tafferugli, con contusi e feriti, sedati dall’intervento delle forze dell’ordine.
Sia Pratella che Russolo suscitarono l’interesse di musicisti d’avanguardia come Stravinsky e Prokofiev. Marinetti stesso fu un instancabile propagandista e sostenitore della musica futurista, cui s’interessò per una sua trasmissione radiofonica nella quale propose di inserire suoni captati dal mondo circostante.
Russolo continuerà  ad aggiornare e a sviluppare la musica futurista, continuando la sua attività  di inventore, anche se ben presto, esaurita la spinta iniziale, l’intonarumori perse di importanza, fino a diventare uno strumento di contorno inserito in un’orchestra tradizionale.
Proprio per il carattere di rottura davvero estremo per l’epoca, la sua opera non avrà  successori immediati (l’unico che proseguì in tali sperimentazioni fu Edgard Varèse). Ma nella seconda metà  del Novecento le prime sperimentazioni musicali degli anni ’60 lo riportano alla luce. La musica concreta di John Cage deve molto alla sperimentazione futurista e ai “rumori trovati” degli spettacoli radiofonici di Marinetti. E anche allo spirito dada, al punto da affermare: “Un modo per scrivere musica: studiare Duchamp”.
Non serve dire o citare tutti gli artisti che hanno reso omaggio ai dadaisti o ai futuristi riconoscendo nel loro carattere dissacratorio le origini di un po’ tutto lo spirito sovversivo di certa musica contemporanea (basti citare la poesia di Ball “Gadji beri bimba” adattata per la canzone “I Zimbra” dei Talking Heads o le innumerevoli compilation e copertine dedicate ai grandi dadaisti o futuristi), tuttavia risulta evidente quanto queste prime avanguardie siano legate in particolar modo ad una certa corrente di industrial, nella quale non rimangono solo le idee, ma esse vengono sviluppate utilizzando nuove strumentazioni elettroniche che sono diventate i nostri nuovi intonarumori. Lo strumento cambia, ma lo scopo rimane e dopo quasi un secolo da quelle prime sperimentazioni, i rumori da intonare e le armonie da rumoreggiare sembrano non essere ancora finite.

http://www.realdarkdream.com/electromusic/musicafuturista.html


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